Agostino

Agostino L'immagine più antica raffigurante Agostino, risalente al quinto secolo. Roma, Laterano.

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Agostino, Confessioni, VI

Il testo completo delle Confessioni lo trovate qui; per una traduzione completa in italiano invece cliccate qui.

2. Itaque cum ad memorias sanctorum, sicut in Africa solebat, pultes et panem et merum attulisset atque ab ostiario prohiberetur, ubi hoc episcopum vetuisse cognovit, tam pie atque oboedienter amplexa est, ut ipse mirarer, quam facile accusatrix potius consuetudinis suae quam disceptatrix illius prohibitionis effecta sit. Non enim obsidebat spiritum eius vinulentia eamque stimulabat in odium veri amor vini, sicut plerosque mares et feminas, qui ad canticum sobrietatis sicut ad potionem aquatam madidi nausiant; sed illa cum attulisset canistrum cum sollemnibus epulis praegustandis atque largiendis, plus etiam quam unum pocillum pro suo palato satis sobrio temperatum, unde dignationem sumeret, non ponebat, et si multae essent quae illo modo videbantur honorandae memoriae defunctorum, idem ipsum unum, quod ubique poneret, circumferebat, quo iam non solum aquatissimo, sed etiam tepidissimo cum suis praesentibus per sorbitiones exiguas partiretur, quia pietatem ibi quaerebat, non voluptatem. Itaque ubi comperit a praeclaro praedicatore atque antistite pietatis praeceptum esse ista non fieri nec ab eis qui sobrie facerent, ne ulla occasio se ingurgitandi daretur ebriosis, et quia illa quasi parentalia superstitioni gentilium essent simillima, abstinuit se libentissime et pro canistro pleno terrenis fructibus plenum purgatioribus votis pectus ad memorias martyrum afferre didicerat, ut et quod posset daret egentibus,et si communicatio Dominici corporis illic celebraretur, cuius passionis imitatione immolati et coronati sunt martyres. Sed tamen videtur mihi Domine Deus meus (et ita est in conspectu tuo de hac re cor meum) non facile fortasse de hac amputanda consuetudine matrem meam fuisse cessuram, si ab alio prohiberetur, quem non sicut Ambrosium diligebat. Quem propter salutem meam maxime diligebat, eam vero ille propter eius religiosissimam conuersationem, qua in bonis operibus tam fervens spiritu frequentabat ecclesiam, ita ut saepe erumperet, cum me videret, in eius praedicationem gratulans mihi, quod talem matrem haberem, nesciens, qualem illa me filium, qui dubitabam de illis omnibus et inveniri posse viam vitae minime putabam.



TRADUZIONE:

2. Un giorno mia madre, secondo un'abitudine che aveva in Africa, si recò a portare sulle tombe dei santi una farinata, del pane e del vino. Respinta dal custode, appena seppe che c'era un divieto del vescovo, lo accettò con tale devozione e ubbidienza, da stupire me stesso al vedere la facilità con cui condannava la propria consuetudine anziché discutere la proibizione del vescovo. Il suo spirito non era soffocato dall'ebrietà né spinto dall'amore del vino a odiare il vero, mentre i più fra i maschi e le femmine all'udire il ritornello della sobrietà vengono assaliti dalla nausea che prende gli ubriachi davanti a un bicchiere d'acqua. Quando portava lei il canestro con le vivande rituali da distribuire agli intervenuti dopo averle assaggiate, poneva davanti solo un calicetto di vino diluito secondo le esigenze del suo palato piuttosto sobrio e per riguardo verso gli altri; e se erano molte le sepolture dei defunti che così si volevano onorare, portava intorno quell'unico, piccolo calice da deporre su ogni tomba, e in quello condivideva a piccoli sorsi con i fedeli presenti un vino non solo molto annacquato, ma anche molto tiepido. Alle tombe infatti si recava per devozione, non per diletto. Perciò, una volta informata che il predicatore illustre, l'antesignano della devozione aveva proibito di eseguire quelle cerimonie anche sobriamente, per non dare ai beoni alcuna occasione d'ingurgitare vino e per la grande somiglianza di quella sorta di parentali con le pratiche superstiziose dei pagani, se ne astenne ben volentieri. In luogo di un canestro pieno di frutti terreni imparò a portare alle tombe dei martiri un cuore pieno di affetti più puri. Così dava ai poveri quanto poteva, anche se a celebrarsi era la comunione del corpo del Signore: perché i martiri s'immolarono e furono coronati a imitazione della passione di lui. Eppure credo, Signore Dio mio, ed è in proposito la mia intima convinzione davanti ai tuoi occhi, che probabilmente mia madre non si sarebbe arresa con tanta facilità a troncare le sue usanze, se la proibizione fosse venuta da una persona che non avesse amato come Ambrogio; e Ambrogio lo amava soprattutto a cagione della mia salvezza. Lui poi amava mia madre a cagione della sua vita religiosissima, per cui fra le opere buone con tanto fervore spirituale frequentava la chiesa. Spesso, incontrandomi, non si tratteneva dal tesserne l'elogio e dal felicitarsi con me, che avevo una tal madre. Ignorava quale figlio aveva lei, dubbioso di tutto ciò e convinto dell'impossibilità di trovare la via della vita.



Agostino, Epistulae

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EPISTULA 22
Comessationes ac ebrietates omnino prohibendae in ecclesiis.

3. Horum ergo trium, cubilia et impudicitiae tam magnum crimen putantur, ut nemo dignus non modo ecclesiastico ministerio, sed ipsa etiam sacramentorum communione videatur, qui se isto peccato maculaverit: et recte omnino. Sed quare solum? Comessationes enim et ebrietates ita concessae et licitae putantur, ut in honorem etiam beatissimorum martyrum, non solum per dies solemnes (quod ipsum quis non lugendum videat, qui haec non carnis oculis inspicit), sed etiam quotidie celebrentur. Quae foeditas si tantum flagitiosa et non etiam sacrilega esset, quibuscumque tolerantiae viribus sustentandam putaremus. Quanquam ubi est illud, quod cum multa vitia enumerasset idem Apostolus, inter quae posuit ebriosos,ita conclusit, ut diceret cum talibus nec panem edere 3? Sed feramus haec in luxu et labe domestica, et eorum conviviorum quae privatis parietibus continentur, accipiamusque cum eis corpus Christi, cum quibus panem edere prohibemur; saltem de sanctorum corporum sepulcris, saltem de locis sacramentorum, de domibus orationum tantum dedecus arceatur. Quis enim audet vetare privatim, quod cum frequentatur in sanctis locis, honor martyrum nominatur?


TRADUZIONE:

Banchetti e crapule nelle chiese e nei cimiteri.

3. Di questi tre vizi, dunque, sensualità ed impudicizia vengono considerate un delitto così grave che nessuno, il quale si sia macchiato di tale colpa, appare degno non solo del ministero ecclesiastico ma della stessa partecipazione ai Sacramenti. E con piena ragione. Ma perché questo solo? Le gozzoviglie e le ubriachezze infatti si considerano permesse e lecite al punto che si celebrano persino in onore dei beatissimi martiri, non solo nei giorni solenni (e chi mai non vede che ciò è deplorevole, purché non osservi siffatte cose solo con gli occhi della carne?) ma anche quotidianamente. Se questa bruttura fosse soltanto vergognosa e non anche sacrilega, potremmo considerarla come una prova da sopportarsi con tutte le forze della tolleranza. Per quanto, dove lo mettiamo il passo in cui lo stesso Apostolo, dopo aver enumerato molti vizi - tra cui ha posto l'ubriachezza - concluse dicendo di non mangiare neppure il pane con siffatti individui? Ma tolleriamo questo in mezzo al lusso e alla corruzione di una casa privata e di quei conviti che si tengono fra le pareti domestiche e riceviamo pure il Corpo di Cristo insieme a coloro coi quali ci viene inibito di mangiare il pane; ma una vergogna così grande si tenga lontana almeno dai sepolcri dove riposano i corpi dei santi, almeno dai luoghi in cui si amministrano i Sacramenti e dalle case destinate alla preghiera! Chi osa infatti vietare in privato quello che, quando lo si fa pubblicamente nei luoghi santi, viene chiamato culto dei martiri?



EPISTULA 29
Cur in primoeva Ecclesia consuetudines eiusmodi toleratae sint.

9. Verumtamen ne illi, qui ante nos tam manifesta imperitae multitudinis crimina vel permiserunt vel prohibere non ausisunt, aliqua a nobis affici contumelia viderentur, exposui eis qua necessitate ista in Ecclesia viderentur exorta: scilicet post persecutiones tam multas, tamque vehementes, cum facta pace, turbae Gentilium in chistianum nomen venire cupientes hoc impedirentur, quod dies festos cum idolis suis solerent in abundantia epularum et ebrietate consumere, nec facile ab his perniciosissimis et tam vetustissimis voluptatibus se possent abstinere, visum fuisse maioribus nostris, ut huic infirmitatis parti interim parceretur, diesque festos, post eos quos relinquebant, alios in honorem sanctorum martyrum vel non simili sacrilegio, quamvis simili luxu celebrarent: iam Christi nomine colligatis, et tantae auctoritatis iugo subditis salutaria sobrietatis praecepta traderentur, quibus iam propter praecipientis honorem ac timorem resistere non valerent; quocirca iam tempus esse, ut qui non se audent negare christianos, secundum Christi voluntatem vivere incipiant, ut ea quae ut essent christiani concessa sunt, cum christiani sunt, respuantur.


TRADUZIONE:

Perché nella Chiesa primitiva furono tollerate certe usanze profane.

9. Tuttavia, perché non si avesse l'impressione che si facesse da noi ingiuria a coloro che prima di noi o permisero o non osarono proibire crimini così manifesti della folla ignorante, esposi loro per quale necessità pareva che usanze di tal genere fossero sorte nella Chiesa. Dato che, fatta la pace dopo così numerose e violente persecuzioni, le turbe dei gentili che desideravano diventare cristiane ne venivano distolte dal fatto che usavano consumare i giorni di festa coi loro idoli in copiosi banchetti e nella ubriachezza e non potevano facilmente astenersi da questi piaceri perniciosissimi eppure tanto inveterati, parve opportuno ai nostri antenati che si tollerasse per il momento questa parte di debolezza e che, dopo quelle che abbandonavano, celebrassero altre feste in onore dei santi Martiri almeno con un non simile sacrilegio, anche se con simile dissipazione. A coloro invece che erano già legati insieme dal nome di Cristo e sottoposti al giogo di così grande autorità, [parve opportuno che] s'impartissero salutari precetti di sobrietà, ai quali non potessero più resistere per rispetto e timore di chi li impartiva. Esser quindi ormai tempo - [concludevo] - che coloro che non osano negare la loro qualità di Cristiani comincino a vivere secondo la volontà di Cristo in maniera che vengano rigettate, adesso che sono Cristiani, quelle concessioni ch'erano state fatte affinché diventassero Cristiani.



EPISTULA 35
Primi cuiusdam, diaconi, exsecrandi mores.

2. Addo etiam aliud: Subdiaconus quondam Spaniensis Ecclesiae, vocabulo Primus, cum ab accessu indisciplinato sanctimonialium prohiberetur, atque ordinata et sana praecepta contemneret, a clericatu remotus est, et ipse irritatus adversus disciplinam Dei transtulit se ad illos, et rebaptizatus est. Duas etiamsanctimoniales concolonas suas de fundo catholicorum Christianorum, sive idem transtulit, sive illum secutae, etiam ipsae tamen rebaptizatae sunt; et nunc cum gregibus Circumcellionum inter vagabundos greges feminarum, quae propterea maritos habere noluerunt ne habeant disciplinam,in detestabilis vinolentiae bacchationibus superbus exsultat, gaudens latissimam sibi apertam esse licentiam malae conversationis, unde in Cathulica prohibebatur. Et hoc fortasse Proculeianus ignorat. Ergo per tuam gravitatem atque modestiam eidem in notitiam perferatur; iubeat eum, qui non ob allud illam communionem delegit, nisi quia in Catholica clericatum amiserat, propter inobedientiam et perditos mores, a sua communione removeri.


TRADUZIONE:

Abominevole condotta del diacono Primo.

2. Debbo segnalarti anche un altro fatto. Un suddiacono di nome Primo, appartenente una volta alla Chiesa di Spaniano, poiché gli era stato proibito di praticare, contro le norme disciplinari, l'abitazione delle religiose e disprezzava i sani precetti delle regole, fu rimosso dalla dignità clericale. Egli allora, irritato del castigo inflitto secondo la legge di Dio, passò ai Donatisti e da questi fu ribattezzato. Intanto due religiose del medesimo contado, abitanti in un podere appartenente a cristiani Cattolici, o perché trascinate da lui o per averlo seguito spontaneamente nella sètta, sono state ribattezzate anch'esse. Ed ora eccolo aggregato a bande di Circoncellioni e in mezzo a turbe di femmine vagabonde, che hanno rinunciato al matrimonio per non stare sottomesse ad alcuna regola; eccolo abbandonarsi sfrontato e tracotante agli eccessi del bere e alle orge, contento di essersi procurato la più ampia licenza di vivere nel male, da cui veniva allontanato nella Chiesa Cattolica. Forse Proculiano ignora anche questo fatto: voglia dunque la tua mansueta Nobiltà farglielo sapere e ordini che sia rimosso dalla sua comunione colui che la scelse unicamente perché nella Chiesa Cattolica era stato rimosso dalla dignità clericale per la sua disubbidienza e per la sua condotta depravata.



EPISTULA 43, 8
Circumcellionum nefaria flagitia.

8. 24. Ad summam seipsos interrogent: Nonne tolerantur ab eis caedes et incendia Circumcellionum, veneratores praecipitatorum ultro cadaverum, et sub incredibilibus mali unius Optati per tot annos totius Africae gemitus? Parco iam dicere singularum per Africam regionum et civitatum et fundorum tyrannicas potestates, et publica latrocinia. Melius enim vobis haec vos ipsi dicitis, sive in aurem, sive palam, sicut libitum fuerit. Quocumque enim oculos verteritis, occurret quod dico, vel potius quod taceo. Neque hinc istos quos ibi diligitis, accusamus. Non enim nobis displicent, quia tolerant malos; sed quia intolerabiliter mali sunt propter schisma, propter altare contra altare, propter separationem ab haereditate Christi toto orbe diffusa, sicut tanto ante promissaest. Violatam pacem, conscissam unitatem, iterata baptismata, exsufflata Sacramenta, quae in sceleratis quoque hominibus sancta sunt, plangimus et lugemus. Quae si parvi pendunt, ìntueantur exempla quibus demonstratum est quanti haec penderit Deus. Qui fecerunt idolum, usitata gladii morte perempti sunt: qui vero schisma facere voluerunt, hiatu terrae principes devorati, et turba consentiens igne consumata est. Diversitate poenarum, diversitas agnoscitur meritorum.


TRADUZIONE:

Gesta criminose dei Circoncellioni.

8. 24. Ma perché non interrogano se stessi? Non tollerano forse essi le stragi e gl'incendi dei Circoncellioni, quelli che venerano i cadaveri di quanti si uccidono da sé precipitandosi nei precipizi e per tanti anni i gemiti di tutta l'Africa sotto le incredibili vessazioni del solo Ottato? Non voglio denunciare le dominazioni tiranniche delle singole regioni, città e borgate dell'Africa e gli attacchi briganteschi fatti alla luce del sole. Preferisco che questi misfatti ve li diciate tra voi o all'orecchio o in pubblico, come vi piacerà. Poiché dovunque rivolgerete lo sguardo, vi si presenterà ciò che dico, o meglio, quel che non dico. Ma non per questo accusiamo gli individui da voi amati, poiché non li biasimiamo per il fatto che tollerano i malvagi, ma perché sono intollerabilmente malvagi a causa dello scisma, dell'altare contro l'altare, per essere separati dall'eredità di Cristo diffusa in tutto il mondo come è stato promesso tanto tempo prima. Deploriamo e piangiamo la pace violata, l'unità lacerata, i battesimi reiterati, i sacramenti cancellati, mentre essi sono santi pure nelle persone scellerate. Se fanno poco conto di ciò, considerino gli esempi che dimostrano qual conto ne fece Dio. Quelli che fabbricarono l'idolo furon tolti di mezzo con la consueta morte di spada; invece i capi di quelli che vollero fare la sedizione furono inghiottiti dalla terra spalancatasi, mentre la folla consenziente fu consumata dal fuoco. Dalla diversità dei castighi si riconosce la diversità delle colpe.



EPISTULA 88
Mira Circumcellionum crudelitas.

8. Non solum autem non fecistis, sed peiora mala nobis vestri nunc faciunt. Non tantum nos fustibus quassant ferroque concidunt; verum etiam in oculos exstinguendos calcem mixto aceto incredibili excogitatione sceleris mittunt. Domus insuper nostras compilantes, arma sibi ingentia et terribilia fabricarunt, quibus armati per diversa discurrunt, comminantes atque anhelantes caedes, rapinas, incendia, caecitates. Quibus rebus compulsi sumus tibi primitus conqueri, ut consideret Gravitas tua quam multi vestrum, imo vos omnes, qui vos pati dicitis persecutionem, sub ipsis quasi terribilibus imperatorum catholicorum legibus in possessionibus vestris et alienis securi sedeatis, et nos a vestris tam inaudita mala patiamur. Vos dicitis pati persecutionem; et nos ab armatis vestris fustibus et ferro concidimur. Vos dicitis pati persecutionem; et nostrae domus ab armatis vestris compilando vastantur. Vos dicitis pati persecutionem; et nostri oculi ab armatis vestris calce et aceto exstinguuntur. Insuper etiam si quas mortes sibi ultro ingerunt, nobis volunt esse invidiosas, vobis gloriosas. Quod nobis faciunt, sibi non imputant; et quod sibi faciunt, nobis imputant. Vivunt ut latrones, moriuntur ut circumcelliones, honorantur ut martyres; et tamen nec latrones aliquando audivimus eos quos depraedati sunt, excaecasse. Occisos auferunt luci, non vivis auferunt lucem.


TRADUZIONE:

Inaudita crudeltà dei Circoncellioni.

8. Orbene, non solo non lo faceste, ma ancora adesso i vostri compiono azioni ben peggiori contro di noi. Non solo ci rompono le ossa a bastonate o ci uccidono a stoccate, ma sono arrivati ad escogitare l'incredibile e criminale espediente di accecare i nostri versando nei loro occhi della calce mista ad aceto! Saccheggiando poi le nostre case si fabbricano armi, con le quali vanno scorrazzando per tutte le direzioni, minacciosi e assetati di stragi, rapine, incendi e accecamenti. Per tutti questi misfatti siamo stati costretti a presentare le nostre proteste anzitutto a te, perché la tua Nobiltà voglia considerare quanti di voi, anzi tutti voi che vi dite vittime della persecuzione, pure essendo sotto le leggi imperiali, da voi giudicate come efferate, ve ne state tuttavia tranquilli e indisturbati nei vostri possedimenti mentre noi subiamo inaudite violenze da parte dei vostri. Voi vi andate proclamando vittime della persecuzione e intanto noi veniamo massacrati dalle vostre bastonate e stoccate! Voi vi andate proclamando vittime della persecuzione e noi frattanto abbiamo le nostre case devastate e saccheggiate dai vostri sgherri! Voi vi andate proclamando vittime della persecuzione e intanto i nostri occhi vengono spenti dai vostri scherani con calce ed aceto! Ma non basta; anche se qualcuno si dà la morte da se stesso, si cerca che tale genere di morte procuri a noi odiosità, a voi al contrario celebrità! Non vogliono riconoscersi colpevoli del male che fanno a noi, mentre poi rigettano su di noi la colpa del male che si fanno da se stessi! Vivono da briganti, muoiono da Circoncellioni e infine vengono venerati come martiri. Eppure non abbiamo mai sentito dire nemmeno a proposito dei briganti, che abbiano talora accecato delle persone dopo averle depredate! Tolgono sì alla luce quelli che uccidono, ma non tolgono la luce a quelli che lasciano vivi!



EPISTULA 88
Sceleratus Donatistarum furor.

3. 12. Qui autem nesciunt consuetudinem illorum, putant eos modo seipsos occidere, quando ab eorum insanissima dominatione, per occasionem legum istarum quae pro unitate sunt constitutae, tanti populi liberantur. Qui autem sciunt et ante ipsas leges quid facere soleant, non eorum mirantur mortes, sed recordantur mores; maxime quando adhuc cultus fuerat idolorum, ad Paganorum celeberrimas solemnitates ingentia turbarum agmina veniebant, non ut idola frangerent, sed ut interficerentur a cultoribus idolorum. Nam illud si accepta legitima potestate facere vellent, si quid eis accidisset, possent habere qualemcumque umbram nominis martyrum; sed ad hoc solum veniebant, ut integris idolis ipsi perimerentur: nam singuli quique valentissimi iuvenes cultores idolorum, quis quot occideret ipsis idolis vovere consueverant. Quidam etiam se trucidandos armatis viatoribus ingerebant, percussuros eos se, nisi ab eis perimerentur, terribiliter comminantes. Nonnumquam et a iudicibus transeuntibus extorquebant violenter, ut a carnificibus vel ab officio ferirentur. Unde quidam illos sic illusisse perhibetur, ut eos tamquam percutiendos ligari et dimitti iuberet, atque ita eorum impetum incruentus et illaesus evaderet. Iamvero per abrupta praecipitia, per aquas et flammas occidere seipsos, quotidianus illis ludus fuit. Haec enim eos tria mortis genera diabolus docuit, ut mori volentes, quando non inveniebant quem terrerent, ut eius gladio ferirentur, per saxa se mitterent, aut ignibus gurgitibusque donarent. Quis autem illos haec docuisse credendus est, possidens cor eorum, nisi ille qui et Salvatori nostro, ut se de pinna templi praecipitaret, tamquam de Lege suggessit? Cuius suggestionem a se utique prohiberent, si magistrum Christum in corde portarent. Sed quia in se diabolo potius dederunt locum, aut sic pereunt quemadmodum grex ille porcorum, quem de monte in mare turba daemonum deiecit; aut illis mortibus erepti, et pio matris Catholicae gremio collecti, ita liberantur, quemadmodum est a Domino liberatus, quem pater eius a daemonio sanandum obtulit, dicens quod aliquando cadere in aquam, aliquando in ignem soleret.


TRADUZIONE:

Lo scellerato furore dei Donatisti.

3. 12. Coloro che non conoscono le loro abitudini, credono che la mania di costoro di darsi la morte sia cominciata solo dopo che furono promulgate dall'Imperatore le leggi in favore dell'unità dei Cristiani che hanno permesso a tanti popoli di liberarsi dalla furiosa e pazza oppressione dei Donatisti. Chi però conosce il loro modo abituale d'agire, anche prima di tali leggi, non si meraviglia dei loro decessi, ma vi trova un ricordo dei loro abituali eccessi. Particolarmente quando ancora si prestava culto agl'idoli; grandi folle di Donatisti si recavano alle feste più frequentate dei pagani, non tanto per abbatterne gl'idoli, quanto piuttosto per lasciarsi uccidere dai loro adoratori. Se avessero voluto far ciò in virtù d'un ordine delle legittime autorità e se fossero stati vittime di qualche incidente, ciò avrebbe potuto avere una certa qual parvenza di martirio, mentre al contrario ci andavano solo per farsi uccidere senza che gl'idoli fossero minimamente danneggiati, né mancava loro l'occasione, poiché ciascuno dei più gagliardi giovani idolatri aveva l'abitudine d'immolare agli stessi idoli quanti più Donatisti riuscisse ad uccidere. Ve n'erano altri che arrivavano a gettarsi in mezzo a comitive di viandanti armati per farsi uccidere, minacciando terribilmente di caricarli di bastonate se rifiutavano di ucciderli. Altri poi, incontrando per caso sulla loro strada dei giudici, strappavano loro con la forza la sentenza che fossero uccisi per mezzo dei carnefici o degli ufficiali di polizia. Si racconta a tal riguardo che un giudice riuscì a beffarsi di loro facendoli legare come se li volesse far giustiziare ma poi li rilasciò così legati e in tal modo evitò d'essere maltrattato e di versare sangue umano. Sopprimersi gettandosi in precipizi scoscesi, nelle acque, nelle fiamme, era per quei fanatici un gioco d'ogni giorno. Queste tre maniere di uccidersi le avevano imparate dal demonio; quando avevano deciso di morire e non trovavano chi costringere con minacce a ucciderli con le sue mani, si gettavano nei precipizi oppure nell'acqua o nel fuoco. Chi, dunque, dobbiamo credere che avesse loro insegnato ciò se non colui dal quale era invasato il loro spirito, colui che suggerì allo stesso nostro Salvatore di gettarsi giù dal pinnacolo del tempio, come se ciò fosse consigliato dalla Scrittura? Ma essi allontanerebbero dal loro animo una tale suggestione, se portassero nel cuore il Maestro che è Cristo. Ma, siccome hanno accolto nel loro cuore piuttosto il diavolo, o vanno in perdizione come quel branco di maiali che una turba di diavoli fece precipitare dall'alto della collina giù nel lago, oppure, strappati da una simile morte e accolti nell'amorevole seno della nostra Madre, la Chiesa Cattolica, sono liberati nello stesso modo che quell'indemoniato presentato dal padre a Cristo dicendogli che si gettava ora nell'acqua, ora nel fuoco.



Agostino, Contra epistulam Parmeniani Libri Tres 3, 6, 29

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[3, 6, 29]
(...)
Quales turbas isti avertentes a Christi unitate et ad suum nomen convertere cupientes interim temporalia supplicia schismatis sui conferre audent passionibus martyrum, ut eis poenarum suarum natalicia celebrentur magno conventu hominum furiosorum, quorum e numero illi sunt, qui etiam nullo persequente se ipsos ultro per montium abrupta praecipitant, ut malam vitam peiore morte consumant.
(...)


TRADUZIONE:

I Donatisti, bramosi di allontanare queste folle dall'unità di Cristo e di convertirle al loro nome, nel frattempo osano equiparare i supplizi temporali dovuti al loro scisma, alle passiones martyrum, tanto che, in loro onore celebrano gli anniversari dei loro supplizi, con grande concorso di uomini invasati, tra i quali vi sono di quelli che, anche senza essere perseguitati, si precipitano volontariamente dai precipizi, e così concludono una vita cattiva con una morte peggiore.



Agostino, Sermo 311

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Cantica profana et saltationes pulsae de ecclesia, ubi sepultus Cyprianus.

5. Dominus dicit in Evangelio: Cantavimus vobis, et non saltastis. Quando hoc ego dicerem, si non legerem? Irridet me vanitas, sed iuvat auctoritas. Si non praemisissem quis hoc dixerit, quis me vestrum posset ferre dicentem: Cantavimus vobis, et non saltastis? Numquidnam in hoc loco, etsi Psalmus cantandus est, ab aliquo saltandum est? Aliquando ante annos non valde multos etiam istum locum invaserat petulantia saltatorum. Istum tam sanctum locum, ubi iacet tam sancti Martyris corpus, sicut meminerunt multi qui habent aetatem; locum, inquam, tam sanctum invaserat pestilentia et petulantia saltatorum. Per totam noctem cantabantur hic nefaria, et cantantibus saltabatur. Quando voluit Dominus per sanctum fratrem nostrum episcopum vestrum, ex quo hic coeperunt sanctae vigiliae celebrari, illa pestis aliquantulum reluctata, postea cessit diligentiae, erubuit sapientiae.


TRADUZIONE:

Canti profani e danze proibite nel luogo sacro ove riposa Cipriano.

5. Dice il Signore nel Vangelo: Vi abbiamo suonato, e non avete ballato. Come potrei dir questo se non lo avessi letto? Un superficiale si burla di me, però mi approva chi ha credito. Se non avessi premesso da chi viene tale espressione, chi di voi potrebbe accettare da me: Vi abbiamo suonato e non avete ballato? Forse che in questo luogo - sebbene il Salmo sia fatto per il canto - alcuno ritiene si debba ballare? Un tempo, non molti anni fa, l'impudenza di ballerini aveva invaso anche questo luogo; come ricordano le persone anziane, il vizio pestifero e l'insolenza di ballerini aveva invaso questo luogo tanto sacro, dove è sepolto il corpo di un Martire così santo; il vizio pestifero e l'insolenza di ballerini - ripeto - aveva invaso un luogo così sacro. Per l'intera notte vi si cantavano empietà e si ballava al ritmo del canto. Quando volle il Signore, ad opera del santo Fratello nostro, il vostro Vescovo, il quale dette inizio alle sacre veglie, quel vizio pestifero, dopo una prima contrastante reazione, si arrese davanti allo zelo, si vergognò davanti alla sapienza.